La madre di tutte le partite: la finale Mondiali 2018

Coppa del Mondo

Alla “Luzhniki Arena” di Mosca Francia e Croazia hanno un appuntamento con la storia. I transalpini rivogliono la coppa sfiorata nel 2006 contro l’Italia, mentre la giovane nazionale dell’ex-Jugoslavia ha regalato al suo popolo la prima opportunità di vincere un trofeo. E che trofeo.

Più che un’eccezione è ormai la regola. Le finali dei trofei più importanti sono ormai affare di favorita contro outsider. La Francia era alla vigilia una delle tre pretendenti con la Germania, naufragata ai gironi, e il Brasile, punito dal Belgio ai quarti di finale. Il profilo dei Galletti è il classico di chi alla fine mette le mani sulla coppa disegnata da Silvio Gazzaniga nel 1974.

Grandissimi giocatori in quantità, innanzitutto. Il CT Didier Deschamps, quello che alzò al cielo di Parigi l’unica Coppa del Mondo nel 1998, dispone di talento ed esperienza da vendere. Appariscente Mbappè, decisivo però solo agli ottavi nel 4-3 contro l’Argentina, ma la vera stella è finora Antoine Griezmann, che ha alimentato le vittorie contro Australia e Uruguay ed è il leader tecnico della squadra. Finalmente concreto anche Paul Pogba nell’1-0 al Belgio, dove non a caso i migliori sono stati il portiere Lloris e i difensori Varane e Umtiti, quest’ultimo autore del gol decisivo. Matuidi, Kantè, Mendy, Tolisso ed altri sono da anni in grandi squadre, quindi abituati a vincere. Dall’esordio vincente ma poco convincente con l’Australia la condizione dei francesi è cresciuta e ora sono pronti alla battaglia finale.

Di certo i grandi giocatori ce l’ha anche la Croazia. Tutto ha funzionato finora per le “magliette a scacchi”. La federazione ha avuto il coraggio di affidare la nazionale a Dalic al posto di Cacic ad una gara dalla fine del girone di qualificazione e l’ex tecnico dell’Al-Ain ha portato i suoi fino all’atto conclusivo. Dopo aver impressionato per qualità del gioco all’inizio del torneo, che ha regalato persino il 3-0 all’Argentina, i croati sono diventati una squadra da battaglia, versando in campo fino all’ultima goccia di sudore nelle gare contro Danimarca e Russia vinte ai rigori. Quando sembrava arrivata la decisiva difficoltà con la punizione dell’inglese Trippier in semifinale, ecco spuntare Perisic e il suo tocco volante per l’1-1. La squadra cotta a quel punto sembrava l’Inghilterra, punita puntualmente da uno stoico Mandzukic.

Le grandi firme croate sono soprattutto nell’undici titolare, anche se spesso dalla panchina si alzano buoni elementi come Kovacic e Kramaric. Dal portiere del Monaco Subasic al difensore Vida, il cui rendimento è stato finora sorprendente, dai super-centrocampisti di Real e Barcellona Modric e Rakitic al combattente Mario Mandzukic. Proprio l’attaccante della Juventus è l’emblema di questa squadra, avendo continuato (e deciso) la semifinale pure da infortunato ed è certezza che anche con le stampelle giocherebbe questa storica finale mondiale.

La storia narra di una gara del girone agli Europei di Portogallo 2004 terminata 2-2 ma soprattutto della grande semifinale del Mondiale del 1998. La miglior Croazia di sempre, ovviamente prima di quella attuale, nonché una nazionale nata da appena 6 anni, era vicina al colpaccio proprio contro i padroni di casa e infatti Davor Suker aveva permesso ai suoi di chiudere in vantaggio il primo tempo. Nel secondo l’uomo che non ti aspetti, Lilian Thuram, firmò entrambi i gol della rimonta che consegnò la prima finale ai Galletti, prima che Zidane ragalasse ai francesi la prima Coppa del Mondo con la doppietta nel 3-1 al Brasile.

Il giorno prima della finale andrà in scena la finalina, quella classica tra le “deluse” delle semifinali. Potrebbe essere una gara divertente, senza tatticismi e dando spazio a chi ha giocato di meno. Il Belgio si trova a disputare la finale per il 3° posto a 32 anni di distanza dalla doppietta di Maradona che sbarrò la strada verso la storia a Città del Messico. Nell’occasione Scifo e compagni persero proprio con la Francia per 4-2 a Puebla. Anche l’Inghilterra è alla seconda partecipazione nella gara tra sconfitte. A Italia ’90 furono i rigori con la Germania Ovest ad interrompere la corsa inglese verso il bis del 1966, di cui sono ancora a caccia, e ai padroni di casa bastarono le reti di Roberto Baggio e Totò Schillaci per replicare a Platt e regalare una piccola gioia al pubblico di Bari.

La dura legge dello sport è immutata da secoli e vale anche per i Mondiali: una sola delle 32 partecipanti la notte del 15 Luglio sarà in Paradiso e l’altra verserà lacrime amare per aver fallito l’appuntamento con la storia. Starà a Francia e Croazia scrivere l’ultima pagina di questo grande libro inaugurato nel 1930.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *